Due Nuove Avventure
Da piu? parti ci viene richiesto di scrivere piu? spesso nel blog. Ma cosa volete, dopo anni che si vive la routine ha il sopravvento. Condividendo la vita di tuttti i giorni e facendo attenzione si colgono delle vere chicche. Eccone alcune.
La piccolo rivenditrice di uova
All?inizio della nostra permanenza cercavo qualche famiglia per acquistare uova fresche, al mercato meta? sono marcie. Una bambina di sei sette anni della nostra scuola si e? fatta avanti. La domenica mattina, a volte alle sette, si presenta alla porta del nostro appartamentino con tre o quattro uova. Pagate le uova e una piccola mancia la bambina corre via felice per ripetersi la settimana seguente. A distanza di tre anni la bambina, 10 anni, bella intelligente e sempre ben curata, e ohime?, sempre la domenica mattina si presenta con la sua borsetta di plastica. Le uova sono cresciute fino a 30. Va per le famiglie, le raccoglie e viene rivendercele. Svanisce durante la nostra permanenza in Italia e puntualmente riappare la prima domenica del nostro arrivo. Il solito tam tam annuncia i nostri movimenti. Ma cosa facciamo di 30 uova, colesterolo a parte? Ma come deludere la ragazzina? Comperiamo le uova e le condividiamo con chi ha bisogno. Supponiamo che la ragazzina abbia trovato il mezzo per pagarsi la scuola.
Il miraggio della citta? per una vita migliore, ma purtroppo …
La settimana scorsa sono andata in citta? a Soddo a pagare la retta della scuola a Bini un bambino orfano. Qui la scuola Abba Pascal e? solo per le femmine. Fermo la macchina a 10 metri da un mucchio di stracci, osservo meglio e vedo una faccia, sembra un vecchio, nessun movimento, la gente passa, guarda e va oltre. Di solito quando c?e? qualcuno sul ciglio della strada la gente mi fa cenno con la mano che un ubriaco smaltisce la sua paga settimanale. Qui e? diverso, sembra un moribondo, si capisce dal silenzio con il quale la gente va oltre. Il mio primo pensiero e? d?aiutarlo subito, ma non sono madre Teresa venuta qui a raccogliere i morti e vado oltre anch?io. Non avevo fatto i conti con la coscienza. Durante il viaggio di ritorno in pochi minuti mi e? trascorso come in un film tutti gli insegnamenti della carita?. Il vangelo del buon Samaritano, San Martino che diede meta? del suo mantello, padre Massimiliano Kolbe, il soldato che mori? al posto di un condannato perche? aveva figli, e cosi? via. Io non riuscivo a farmi carico di questo individuo. Arrivo a casa, vado subito a raccontare la storia ad Aklilu, il direttore generale della missione e frate cappuccino, che e? il mio consigliere ed e? come un fratello. Subito mi sono sentita sollevata perche? mi disse che non si puo? toccare la gente sulla strada senza che la polizia faccia un verbale. Potrebbe trattarsi di criminali che sono stati picchiati oppure la conseguenza di lotte tra nemici e se si trattasse di questo si va di mezzo. Ero in pace, non potevo aiutarlo per legge. Pero? Aklilu mi suggeri? di portargli da bere e un pezzo di pane, magari ha tanta fame. Prenditi Felekech, una dipendente della scuola mestieri, ti aiutera? traducendo nel linguaggio locale. Partiamo con una bottiglia di aranciata e due pagnotte. Ci avviciniamo, risponde appena senza aprire gli occhi. Sorpresa: il ragazzo avra? avuto 15 anni e veniva da Gofa, 200 km da qui in cerca di lavoro. Era mercoledi? e da una settimana era ammalato, da domenica non prendeva ne cibo ne acqua. Domenica aveva bevuto una bibita grazie ad un birr datogli da un passante. Visto che sembrava credibile e che la malattia era una causa naturale a fatica lo carichiamo nella macchina e lo portiamo a Dubbo per le cure, a trenta km da Soddo. Malaria e Tifo. Pago, le cerco qualche vestito e lo affido alle cure dei sanitari, in particolare modo, all?infermiera Marta per tutti i sui bisogni anche non sanitari. Marta lavorava con me quando mi trovavo a Dubbo, ora e? una brava infermiera professionale grazie alla mia amica Maria Teresa. Dopo dieci giorni e? stato dimesso, messo a nuovo per continua la sua avventura di pellegrino nel mondo. Con 60 euro ho salvato una vita e dato qualche cosa in tasca per la prima settimana fino che si cerca un lavoro. Ma soprattutto ho imparato a non avere paura di farsi carico degli altri.Il giovane e? venuto a ringraziarmi e, scoraggiato dal miraggio della citta?, mi ha chiesto i soldi per il viaggio di ritorno al suo villaggio natio nel territorio di Gofa.
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